La nostra Storia siamo noi, la nostra famiglia che ormai da lunghi anni vive nella ristorazione.

A cominciare fu nostra nonna, conosciuta come Eni, che, nel primo dopoguerra dovette ingegnarsi per sostenere la sua famiglia e lo fece trasformando la sua piccola bottega in un’osteria. A Passo d’Acera avviò la sua attività ed ancora oggi qualche nostro cliente ricorda le sue frittate al tartufo. Nostra madre Rosella, che come tutti i bambini della nostra famiglia imparò a lavorare giocando tra i tavoli e la cucina, una volta sposatasi insieme a nostra zia Asia volle avviare qui a Palazzo del Papa l’attività che fin dall’infanzia aveva appreso! Nel 1969 nasce il Palazzo del Papa! Le sale piccoline erano poste al primo piano, i tovagliati ricavati dai corredi nuziali. Nel 1975 il ristorante si sposta al piano terra e da allora vi è stato un costante ed incessante lavoro di miglioramento degli ambienti via via ristrutturati ed adattati alle progressive esigenze dei clienti. Anche se da allora molte cose sono cambiate, la genuinità, la cordialità e l’amore per questo lavoro è rimasto intatto, tramandato fedelmente, come un segreto, da una generazione all’altra.

Oggi ad accogliervi troverete Luca che quotidianamente apre le porte del nostro locale ai nostri clienti: è il padrone di casa che si premura di soddisfare le esigenze più disparate cercando di mettere a proprio agio ciascuno secondo le proprie esigenze con lo spirito di accoglienza tipico dell’Umbria! Ad aiutarlo in sala suo fratello Fabio che si occupa per dovere, e per piacere, della Cantina! In cucina le pietanze vengono preparate da Ilaria, la moglie di Luca, che aiutata da un valido staff cresciuto con noi rinnova il gusto per il buon cibo. I piatti proposti sono sia quelli della tradizione umbra, in parte rivisitati per valorizzare al meglio i prodotti del territorio, sia nuove portate che, in linea con i nostri sapori, si basano su prodotti d’eccellenza di altri posti, italiani e non.

Come ieri noi, e come ancor prima nostra madre, oggi tra i tavoli  “corrono” Eleonora, Filippo e Ludovica, la speranza che la nostra tradizione prosegua oltre i nostri limiti!